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MEMORIAL MARIANO VENTIMIGLIA

XVI EDIZIONE

GLI OCCHI DI CESARE

2020-12-09 16:26

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GLI OCCHI DI CESARE

Racconto di Agata Sava

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Al ritorno dell'Africa, Lisa era tutta un’altra persona. Non le bastava più la sua vita!

«Come ho fatto a vivere così fino ad ora?» continuava a ripetersi, come un mantra, mentre guardava le foto dei suoi piccoli alunni della sperduta scuola del Kenya.

Rimasta vedova ancor prima di poter avere figli, «Per non impazzire...», come aveva detto a tutti, si era imbarcata, in un'avventura più grande di lei, senza pensarci due volte.

Telefonò a Romualda, sua amica storica e medico volontario in Kenya e le chiese di partire con lei.

«Due mesi, che vuoi che siano, nessuno sentirà la mia mancanza...», si riferiva alla sua fresca vedovanza.

«Amica mia se rimango qui, fra le nostre cose, in questa casa, in questo letto, io ne morirò, Cesare era tutto il mio universo lo sai».

Sbrigare tutta la documentazione necessaria per aggregarsi al gruppo dei volontari, per Lisa, fu un sorso di acqua fresca.

Uscire di casa per recarsi nei vari uffici la fece respirare un po'.

Seguì alla lettera tutti i consigli di Romualda, pioniera del volontariato.

Il giorno della partenza, chiuse a chiave la porta di casa senza nemmeno guardarsi indietro. Era elettrizzata, confusa ma, nello stesso tempo, felice.

Nel Kenya fu letteralmente rapita dalla bellezza del paesaggio, la natura era spietatamente sincera e onesta, nel bene e nel male.

«Questo posto mi somiglia un po'!» disse a Romualda, qualche giorno dopo il loro arrivo, “I bambini sono adorabili, ma Know è particolare... il suo sguardo mi incanta, vorrei adottarlo, che ne pensi?»

Romualda la guardò sorridente e annuì con il capo, in silenzio, quasi pensierosa. Era lei che aveva prestato soccorso a Cesare dopo quella brutta caduta dalle scale, era lei che aveva decretato l'ora del decesso.

Chirurgo di fama, Romualda aveva espiantato gli unici organi rimasti illesi nel corpo di Cesare e mandati al collega del centro trapianti.

C'era già un paziente che aspettava!

Non aveva saputo nulla del paziente, fino a qualche giorno prima di ripartire per il Kenya.

«Sono con la mia migliore amica, Lisa, sai la maestra che è rimasta vedova...? Ti ho mandato gli organi di suo marito...».

Giacomo la fisso un attimo, poi disse, «Strana la vita, amica mia, sai chi ha ricevuto gli organi? Un tuo piccolo paziente dell'ospedale del Kenya», se la tua amica insegnerà lì, lo vedrà sicuramente fra i suoi alunni».

Non fu semplice adottare Know, anche se Lisa, appena rientrata dall'Africa, era andata dall'avvocato per avviare la prassi.

Trascorsero due anni.

Due anni di viaggi, in cui Lisa e Know, avevano imparato ad amarsi, due anni in cui Know aveva finalmente, riacquistato fiducia nel mondo e negli esseri umani.

Violentato da piccolo e picchiato selvaggiamente dal padre, era finito in ospedale con parecchie fratture e un trauma cranico che lo aveva quasi reso cieco.

Romualda si occupò di lui curandogli i traumi del corpo e affidandolo agli assistenti sociali per curare l'anima.

La vista di Know peggiorava ogni giorno di più.... Poi morì Cesare e Lisa si premurò di assolvere le sue volontà. Donare gli organi e tutto ciò che avrebbe potuto aiutare altre vite umane.

«Mammina, un mese ancora e divento maggiorenne», disse Know strizzando la mamma fra le sue braccia.

Era cresciuto ed era bellissimo, magro, alto, i ricci neri e gli occhi azzurri che spiccavano in quel viso ambrato, lo facevano sembrare parecchio affascinante, stando alle ragazzine che a scuola pendevano dalle sue labbra.

«Vacci piano ragazzo, sei sempre il mio scricciolo, lo sai vero?»

«Certo mammina e lo sarò per sempre» disse Know guardando la mamma dritta negli occhi, e Lisa per un piccolo istante, rivide il suo amato Cesare.


email: savaagata@gmail.com

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