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MEMORIAL MARIANO VENTIMIGLIA

XVI EDIZIONE

IL VOLO

2020-12-08 17:22

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IL VOLO

Racconto di Franco Manna

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È un viavai di auto e di uomini in uniforme. Sirene che fendono la quiete vespertina di una piccola e anonima cittadina. Radio che gracchiano in continuazione. Sono tutti con il naso all’insù. Passanti che si fermano e puntano il dito verso l’alto, in direzione di quell’uomo che sta in bilico, appollaiato sopra il muretto della terrazza del quinto piano.

Una donna in uniforme, con delle stelle sulle spalline, dal viso tirato si muove con frenesia e dà ordini precisi e dettagliati.

«Allontanate quelle persone di lì… tu con la volante blocca quella via, e tu passami quella radio per favore… svelti svelti con quel nastro, cinturate tutto.»

“Mortacci tua, ma guarda un po’ sto cretino proprio a quest’ora se a da buttà”. Impreca nella sua mente la donna.

Da lassù, Orazio, vede il brulichio delle luci delle auto della polizia, dei carabinieri e gli uomini dei vigili del fuoco che si sbracciano a stendere un enorme materasso. Un ghigno appare sul suo viso.

Una vita, la sua, vissuta al limite della spensieratezza esagerata. Sempre in giro per il mondo. Donne e alcool, serate all’insegna delle discoteche, del sesso più sfrenato e da strisce di coca all’infinito.

Da anni è in terapia. Una psicoterapeuta della quale, però, si è perdutamente innamorato. Non tanto avanti con gli anni, ma quella maturità di donna che ad Orazio piace. Ne apprezza i modi gentili nel redarguirlo ogniqualvolta va in escandescenza, adora il suo portamento quando si porge a lui con consigli utili, apprezzandone in toto le sue qualità.

Più volte si è offerto di invitarla per un drink, ma ha sempre ricevuto risposte elusive. Lui comunque non ha mai insistito in modo asfissiante. Avrebbe certamente ricevuto una risposta fredda, decisa e probabilmente del tipo:

«Forse sarebbe meglio se la seguisse un mio collega…»

Poi, all’improvviso, qualcosa è esploso nella sua testa. Un bel giorno si è piazzato di fronte allo specchio della camera da letto e riavvolgendo il nastro della sua vita, si è reso conto di essere solo.

Senza un amico.

Senza un soldo.

Senza un amore.

E sì, perché ultimamente non pagava più la sua terapista. I pochi risparmi rimasti li centellinava per sopravvivere. Era sul lastrico. Anche le strisce di coca erano finite da un pezzo. Da lì la decisione di farla finita.

Con tutti.

Con il mondo intero.

Con se stesso.

Rannicchiato sul muretto tira fuori dalla tasca della giacca un pacchetto di sigarette mezzo accartocciato. Ne tira fuori una delle ultime tre rimaste. Dalla tasca dei pantaloni prende un  accendino e si accende la sua Merit. Una, due boccate. Poi si mette dritto all’impiedi e guarda tutto quel marasma lì sotto.

Osserva.

Scruta.

Vicino a lui, poco distante sul terrazzo, un commissario cerca di calmarlo, scongiurando l’insano gesto. Regge in mano una radio e fa cenno a due agenti di stare indietro. Poi si schiarisce la voce:

«Tranquillo, tutto si sistema, non si butti giù, perché fare questa pazzia?»

Orazio inala l’aria fresca serale che gli riempie i polmoni, getta via la sigaretta e gira la testa all’indietro verso il suo interlocutore. I suoi occhi si posano verso chi ha appena parlato. Giacca e cravatta sotto un impermeabile scuro con una placca appesa davanti. Lo squadra e si sofferma sul cappello che, leggermente di traverso gli copre la testa, stile tenente Colombo. Infine sentenzia:

«Come psicologo non vali un granché. Non ti hanno insegnato che, di fronte ad un tentativo di suicidio, devi usare frasi completamente diverse da quelle che hai appena detto? Sono stanco di sentire anche queste stronzate da gente che dovrebbe essere competente come te.»

Senza proferire altro, allarga le braccia, le distende e spicca il “volo”.

Il commissario si lancia verso di lui. Sente solo le sue dita sudate che unendosi sfiorano i pantaloni di Orazio. Dall’alto della terrazza sente un tonfo, un rimbalzo. Vede i soccorritori attorno all’uomo. Lo sollevano e l’aiutano a scendere. Niente di rotto o di grave apparente. Orazio si appoggia ai soccorritori e, mentre rivolge il suo sguardo verso l’alto, un  ghigno appare sul suo viso. Fissa il commissario che, ancora affacciato dal muretto dell’ultimo piano, lo scruta. Infine scrolla le spalle ed entra dentro un’ambulanza.

Il peggio, comunque, è stato scongiurato.


email: fmanna62@gmail.com

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