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MEMORIAL MARIANO VENTIMIGLIA

XVI EDIZIONE

TUO PER SEMPRE

2020-12-07 20:45

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TUO PER SEMPRE

Racconto di Tino La Vecchia

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TEMA: EMERGENZA E RINASCITA

 

Tuo per sempre

 

Aldo allungò il passo, svoltò in fretta l’angolo, scosse il capo sconsolato e sussurrò fra i denti: “Ecco, ci risiamo, ogni giorno la solita storia. Ogni giorno è sempre peggio”.

La fila iniziava fuori dall’ingresso della mensa sociale e anche quel giorno lui e la sua collega d’ufficio Lisa, durante la pausa, non avrebbero fatto in tempo a mangiare qualcosa di decente prima del rientro pomeridiano. “Ci dobbiamo accontentare del solito insipido panino che sembra di gomma” –mormorò rassegnato. Lisa lo raggiunse poco dopo e fece una smorfia di disappunto nell’assistere alla solita scena.

Lui, introverso e schivo la corteggiava con molta discrezione da otto mesi, da quando Lisa, attraente, frizzante, sempre di buon umore, ma piuttosto riservata, era arrivata in quell’ufficio ed era stata assegnata al suo reparto.

La storia d’amore con Anna era ormai un lontano ricordo che gli aveva lasciato in bocca il sapore dell’inutilità. Lisa, dopo i primi espliciti approcci, gli aveva detto subito che non voleva legami. Aveva deciso che voleva restare libera. Intanto giornalmente accettava la sua corte e non disdegnava mai la sua compagnia, tanto da far pensare a diversi impiegati che fra lei e Aldo ci fosse una relazione. Ma entrambi, quando venivano interpellati, decisamente, smentivano.

Quel giorno Aldo prese coraggio e ruppe gli indugi:

–Hai visto che situazione disastrosa? Anche per oggi noi due ci dobbiamo accontentare del solito squallido panino. Basterebbe avere un bilocale in zona e io ce l’ho, fare a turno fra noi due, e andare via venti minuti prima dall’ufficio per poter mangiare ogni giorno come Dio comanda.

–Aldo ma cosa stai dicendo?  – disse la ragazza fingendo di non aver capito.

–Lisa lo sai che mi piaci. Ti corteggio da quando sei arrivata ma tu ancora non ti decidi…

–Ma cosa vuoi da me? Io posso darti soltanto la mia amicizia.

–Lisa se tu o io avessimo avuto dei legami seri avrei potuto capirlo e mi sarei accontentato della tua amicizia ma entrambi siamo liberi come l’aria. Siamo più che trentenni, non siamo più dei ragazzini. Siamo adulti, vaccinati e responsabili.

–Chi te lo fa pensare che io sia davvero libera?

–Non mi hai mai dato motivo per supporre il contrario. Perché non sei libera?

–Sì, sì, sono libera.

–E allora?

–Allora niente. Quando mi hai cominciato a corteggiare ti ho detto subito che non voglio legami sentimentali.

–Perché?

–Perché non voglio illudermi, non voglio più rimanerci fregata.

–Ma io sono un ragazzo serio e ho intenzioni serie.

–E se non funzionasse?

–Stai certa che funzionerà. Sarò tuo per sempre. A meno che tu non lo voglia. Ma non mi pare che verso di me tu provi una totale indifferenza.

–Che scemo che sei! L’hai capito anche tu che mi piaci.

–E allora cosa aspetti?

–E che…

–Cosa? – fece lui temendo chissà quale rivelazione.

–Ecco non sono sicura di essere la donna adatta per te.

–Cosa te lo fa pensare se in questi otto mesi in tutti i momenti che siamo stati insieme ci siamo trovati entrambi bene?

–Come amici, come colleghi di lavoro… per il resto…

–Per il resto funzionerà. Ti sposerò e sarò tuo per sempre.

–Sposarci? Perché no? ma non subito. Dammi ancora un po’ di tempo per riflettere.

–Rimanendo soltanto dei buoni amici?

–Solo amici? Magari no… Ma in ogni caso potremmo conoscerci ancora meglio.

–Beh, allora che ne diresti se andassimo a vivere senza far clamore per un paio di mesi insieme? – le disse Aldo con convinzione e poi aggiunse scherzando – Almeno giorno per giorno potremmo scegliere cosa mangiare durante la pausa pranzo.

–Solo per questo? – chiese lei ridendo.

–Non solo per questo. Perché ti amo e sarò tuo per sempre.

–Va bene, accetto. Proviamo. Andremo a vivere per due mesi insieme ma, ti prego, mi danno fastidio i commenti delle persone. Nessuno dovrà saperlo e di tanto in tanto anche tu dovrai cucinare.

I due mesi di convivenza fra Aldo e Lisa andarono molto bene perché i due ragazzi per prima cosa si rispettavano, entrambi si piacevano ed erano amici sinceri. Avevano messo assieme tre ingredienti fondamentali della ricetta dell’amore, ma per ottenere quella complicatissima e difficile formula mancavano altri ingredienti e fra questi quello fondamentale della passione.

Comunque, trascorso quel breve periodo di prova decisero di sposarsi subito, così, visto che entrambi s’erano convinti, cominciarono i preparativi per il matrimonio e con questi cominciarono i piccoli litigi.

–Dimmi perché i miei sì, mentre invece i tuoi genitori non ci dovrebbero dare una piccola mano d’aiuto?

–Perché dovrebbero se noi lavoriamo entrambi?

–Perché sono le tradizioni – sbottò Aldo infastidito.

–Ma non tutti i genitori lo fanno.

–E secondo te esistono al mondo genitori che quando i figli si sposano fanno finta di niente?

–Certo che esistono.

–Lascia stare quelli che non possono…

–Aldo – lo interruppe la ragazza – piaccia o non piaccia è così. Smettiamola di litigare. A me non importa nulla. Vuol dire che ci faranno solo il regalo di nozze.

–Ah! Certo, almeno quello… Sai che ti dico anche a me non importa nulla. Hai ragione smettiamola di litigare.

Era una domenica come tante altre.

La sera precedente avevano accolto l’invito di una collega d’ufficio e s’erano recati alla festa del suo compleanno.

Fra balli, scherzi, risate e battute, pur schivi e riservati, arrivati a quel punto, non avevano più potuto smentire la loro evidente relazione. Si erano divertiti, erano entrati in contatto con diverse persone ed entrambi avevano avuto la sensazione di aver vissuto per troppo tempo isolati dal mondo.

Quella domenica s’erano svegliati più tardi del solito. Lisa, che s’era appena alzata dal letto, aveva i capelli sciolti e spettinati e l’aspetto stanco ma restava sempre bella. Era in vestaglia davanti al cucinino del piccolo bilocale intenta a preparare il caffè. Aldo, con gli occhi mezzi socchiusi ancora un poco impastati di sonno, s’era già vestito e stava seduto di fronte a lei con i gomiti appoggiati sul tavolo e accanto il cellulare appena acceso.

La ragazza finì di caricare la caffettiera e gli disse:

–Pensaci tu. Accendi il fornello e stai attento che il caffè non cada fuori. Io andrò a fare una rapida doccia.

Aldo, vinto il sonno, per la prima volta si mise ad osservarla con molta attenzione, indugiando anche sui particolari più insignificanti Si soffermò sulla linea dei polpacci, scrutò il taglio delle sue orecchie e cominciò a riflettere.

–Beh… Cosa fai ancora lì impalato? – lo riprese Lisa distogliendolo –A cosa pensi? Ti ho detto di badare al caffè perché devo fare la doccia.

–Non penso a niente, sono ancora stanco di ieri sera.

Continuò a riflettere. All’improvviso capì di essere stato troppo impulsivo. Si accorse di aver vissuto per oltre due mesi accanto a una donna per la quale nutriva un profondo affetto, che rispettava, che gli piaceva tanto, lo attraeva, ma che non era più sicuro di amare. Una donna che fra tre mesi esatti avrebbe dovuto sposare.

Lisa s’era appena messa sotto la doccia quando ad Aldo arrivò un lungo S.M.S. Il ragazzo osservò che arrivava da un numero di cellulare a lui sconosciuto.

Lo lesse subito e rimase senza fiato e come impietrito:

«Mi dicevi tuo per sempre… Ieri notte ho sentito il gelo scorrere fra noi, accanto a me c’era un uomo privo di slancio. Non è il massimo per una coppia che fra tre mesi si deve sposare. Se per me provi solo affetto e non senti più la passione dell’amore sei ancora in tempo».

Aldo rimase senza parole. Si precipitò da Lisa. Avrebbe voluto usare un tono alto ma a stento gli uscì solo un filo di voce:

–Lisa quante schede ha il tuo cellulare?

–Non ti sento, parla più forte, ho l’acqua aperta.

Lui s’avvicinò al box della doccia e le urlò forte:

–Ho detto quante schede utilizzi per il tuo cellulare.

–Una. Sola una e il mio numero di cellulare lo conosci bene, è sempre lo stesso da oltre dieci anni. Perché me lo chiedi?

–Niente, perché ci sono delle buone promozioni.

–Bada al caffè.

–Ritornò in cucina, riuscì a spegnere il gas mentre il caffè bollente stava per superare l’orlo più alto della caffettiera. Lesse e rilesse con molta attenzione il numero del destinatario: nessun dubbio era proprio il suo. Il messaggio era fin troppo preciso. Si trattava di un errore? Una coincidenza? E se Lisa gli avesse mentito? Fra loro erano stati sempre sinceri.

Aveva solo un modo per scoprirlo: richiamare quel numero.

Lisa gli si presentò davanti stretta nell’accappatoio. Sensuale come può esserlo ogni donna quando lo indossa.

–Per prima cosa direi di prendere il caffè prima che si raffreddi, poi metterò una vestaglia e continueremo la nostra colazione.

–Io sono già pronto. Ho già fatto la doccia ieri notte prima di andare a letto. – le rispose Aldo – Dopo aver preso il caffè ho pensato di scendere giù, andare al bar a prendere dei cornetti freschi alla crema e alla marmellata.

–Ma non è necessario, ci sono i biscotti e c’è la marmellata.

–Ma non ci sono i cornetti…

–Fai come vuoi. Ti aspetterò. Nel contempo ne approfitterò per asciugare bene i capelli.

Aldo uscì di casa e scese quasi di corsa le poche scale.

Arrivato al vicino bar ordinò quattro cornetti, poi si mise in un angolino del locale e chiamò subito quel numero di cellulare. Dopo alcuni squilli gli rispose una gradevole voce femminile:

–Pronto con chi parlo?

–Con chi parlo vorrei saperlo io.

–Scusi ma è lei che mi sta telefonando.

–Sì, ma è lei che venti minuti fa mi ha mandato un messaggio.

–Cosa avrei fatto io?

–Guardi esattamente ventidue minuti fa, alle 9.40 ho ricevuto al mio cellulare un messaggio che diceva “Mi dicevi tuo per sempre… Ieri notte… – Aldo non riuscì a completare la frase.

–Oh! Mio Dio! Cosa ho combinato! Ho sbagliato numero! Qual è il suo numero?

–Quello che lei ha fatto poco fa.

–Non faccia lo spiritoso, mi serve per capire cosa ho sbagliato.

Aldo le scandì le cifre del numero del suo cellulare.

–Pazzesco! Come immaginavo. È quasi lo stesso di quello del cellulare del mio fidanzato. L’unica differenza che al posto del nove l’ultimo numero che ho digitato è stato il suo sei. Le chiedo scusa.

–Solo l’ultimo numero? Scusi, per curiosità, ma lei da dove mi sta parlando?

–Ma cosa le importa? Le ho già detto che ho sbagliato. Basta così. Le chiedo ancora scusa e buongiorno.

Lei aveva il pollice pronto sul tasto per chiudere quella strana conversazione e lei aspettava solo di sentire “Buongiorno”. Invece di congedarsi dalla sconosciuta Aldo continuò:

–Era soltanto una curiosità...

–E va bene, che testa! – rispose indispettita – Parlo da Spoleto.

–Da Spoleto? Incredibile! Anch’io abito a Spoleto.

–Mi sta prendendo in giro? – Guardi che se vuole attaccare bottone non è la giornata giusta e ha sbagliato persona. – Poi improvvisamente cambiò umore e per verificare la veridicità di quell’affermazione aggiunse –Esattamente io sono davanti al Bar Gelateria di via Guglielmo Marconi. Lo conosce?

Aldo trasalì, s’affacciò in fretta davanti alla porta e vide una giovane donna che parlava al cellulare. Riuscì ad ascoltare dalla sua viva voce lei che diceva: “Adesso perché non mi risponde?”

Fece appena tre passi, la raggiunse subito e le disse:

–Perché sono qui davanti a lei.

Entrambi, col cellulare acceso ancora in mano, scoppiarono a ridere. Poi ritornarono composti e seri. Aldo parlò per primo:

–Beh! Direi che si è trattata di un’assurda e strana coincidenza.

–Direi proprio di sì.

–Con chi ho il piacere di parlare?

–Mi chiamo Chiara e tu? Scusa, vista la strana coincidenza ormai abbiamo il diritto di darci del tu o no?

–Certo che sì. Io sono Aldo.

–Scusa ma perché mi hai chiamato? Avresti dovuto capire subito che s’era trattato di un errore…

–Dio mio! I cornetti!

–Quali cornetti?

–I cornetti alla crema e alla marmellata che ho ordinato al bar per fare colazione con la mia fidanzata.

A quelle parole lei, senza un valido motivo, provò un forte senso di delusione. Si rinfrancò quando lui aggiunse:

–Ti spiegherò se vorrai, se mi darai l’opportunità di farlo.

–Bene. – rispose Chiara – Quando vorrai. Hai già il mio numero di cellulare, puoi chiamarmi quando vuoi.

Si congedarono subito. Aldo pagò i cornetti e di corsa ritornò da Lisa.

–Ma dove sei stato tutto questo tempo? Credevo ti fossi perso.

–Tesoro i cornetti non erano pronti, erano ancora in forno.

Si sedettero per fare colazione ma Lisa avvertiva in Aldo qualcosa di insolito.

–Strani questi cornetti. Sono abbastanza freddi per essere usciti da poco dal forno. Poi, con intuito femminile gli chiese:

–Aldo ma tu sei sicuro di volermi sposare? Sei sicuro che io sia la donna adatta per te?

–Lisa ma che ti è preso? Ma che domande fai? Abbiamo già provato. Abbiamo convissuto per oltre due mesi e mi pare che quasi tutto sia filato a meraviglia.

–Per oltre due mesi sì, ma poi…

–Poi continuerà tutto come prima.

S’accorse che in meno di un’ora le aveva più volte mentito e prima di quel giorno non l’aveva mai fatto.

La promozione telefonica, i cornetti caldi. Anziché essere sincero aveva cominciato a dirle delle bugie banali.

La sofisticata ricetta che porta all’amore aveva perso un altro fondamentale ingrediente: la lealtà.

Quella domenica, ancor prima di quello strano S.M.S. aveva cominciato a vedere Lisa sotto un’altra luce. Poi quell’assurdo messaggio, il breve incontro con Chiara. Quella giovane donna in pochi minuti gli era entrata nel sangue.

Quella domenica Aldo e Lisa andarono a pranzo fuori ma fra loro due qualcosa s’era rotto.

Quella sera stessa Aldo cominciò a messaggiare con Chiara e col trascorrere dei giorni lo fece sempre con maggior frequenza. Le parlò del suo rapporto con Lisa, le spiegò il perché dei suoi dubbi sul contenuto del primo messaggio ricevuto. Cinque giorni dopo trovarono il modo di vedersi al solito bar. Entrambi si piacevano. Chiara gli confermò che quella stessa domenica, dopo il loro primo incontro, aveva inviato il messaggio al suo fidanzato e che, dopo tre anni di convivenza, fra lei e il suo Marco le cose stavano precipitando.

Il comportamento di Aldo aveva insospettito Lisa. In loro l’amore aveva bisogno di rinascere. Era trascorsa appena una settimana. Era di nuovo domenica. Aldo era in bagno ma il suo cellulare era acceso posato sul muretto che divideva la cucina dai fornelli. Lisa era ancora intenta a preparare il caffè. Arrivò uno S.M.S. La ragazza, d’istinto, lo lesse: «Fra due giorni al negozio sarò sola. Il mio fidanzato per tre giorni starà fuori Spoleto. Se ti capiterà di passare questo è l’indirizzo del negozio… È molto strano lo so, ma ti prego non prendermi in giro e non ridere: credo di essermi innamorata di te. Chiara.»

Lisa si sentì il sangue raggelare nelle vene ma si riprese subito e fece finta di niente. Memorizzò l’indirizzo del negozio e trasferì in fretta il numero di quel cellulare sull’agenda del suo telefonino. Aldo uscì dal bagno e non s’accorse di nulla. Martedì durante il pranzo Lisa finse di star male e si rivolse affettuosamente ad Aldo: –Ho una forte emicrania e non mi sento di rientrare in ufficio. Combinerei solo guai. Avvisa tu.

–Come vuoi, anche se non sarà facile sostituirti…

–Tu ci riusciresti benissimo…

–Ma cosa dici?

–Niente, stavo solo scherzando.

–L’hai detto con una tale espressione…

–Perché sto male.

Aldo ritornò in ufficio. Lisa aspettò un bel po’, poi alle quattro in punto si decise: prese la sua autovettura e si recò in quel negozio, seguendo l’indirizzò indicato. Era un negozio grande e luminoso con esposti tanti articoli da regalo. Lisa entrò senza esitare ma ad accoglierla non arrivò una donna. Le si presentò davanti un ragazzo alto e bruno che in qualche modo le faceva ricordare qualcuno ma non sapeva dire chi.

–In cosa posso esserle utile?

–Vorrei parlare con Chiara sono una sua amica.

–Mi dispiace ma non so dove sia.

–Ma oggi non avrebbe dovuto essere al negozio?

–Scusi ma lei chi è? Come lo sa?

–L’ho saputo domenica da Chiara, siamo molto amiche.

–Siete molto amiche? Strano che io non la conosca e che lei non sappia nemmeno il mio nome… Siete molto amiche? E Chiara non le ha ancora detto che domenica sera abbiamo avuto un forte litigio e ci siamo lasciati?

–Ancora no. Beh, io in verità che Chiara avrebbe dovuto essere al negozio non l’ho saputo da Chiara, o meglio senza saperlo me l’ha detto Chiara…

–Insomma, ma cosa sta dicendo? L’ha saputo o no da Chiara?

–Adesso le spiego. Io mi chiamo Lisa Zingarini…

–Come ha detto che si chiama?

–Lisa Zingarini, perché?

–Lisa! Ecco dove ti ho già vista. Lisa, la mia piccola Lisa…

La mia prima “fidanzatina”. Sono passati trent’anni. Eri nel mio stesso asilo, quello vicino al parco. Io sono Marco quello che per farti arrabbiare ti chiamava “Zingarella”. Ti ricordi?

–Marco? Sì ho frequentato quello stesso asilo, ma avevo appena quattro anni. Però ricordo d’aver ricevuto da un bambino più grande di me un bacio sulla guancia. 

–Sono stato io e nel baciarti e ti ho detto: «Questo bacio è tuo per sempre.»

D’istinto si abbracciarono con molto affetto ma il loro slancio fu interrotto dall’ingresso di un’anziana e abituale cliente che li guardò sconcertata.

–Lisa puoi aspettare ancora un po’? Voglio che mi spieghi con calma perché sei venuta qua.

–Posso aspettare. Ti spiegherò tutto.

L’anziana cliente indugiava e continuava a guardarli sbalordita. A metà strada fra il tradizionale e il puritano la poveretta non poteva sapere che:

La domenica precedente, dopo aver letto quel messaggio, con il quale Chiara si dichiarava, Aldo aveva perso la testa.

Lunedì mattina lei lo aveva informato del suo litigio con Marco e della rottura della sua relazione.

Approfittando dell’assenza di Lisa lui era rimasto mezz’ora in ufficio, poi con una scusa aveva ottenuto d’andare via.

Si era messo in contatto con Chiara, s’erano incontrati e senza remore s’erano baciati subito con passione.

–Tu ti sei appena lasciata con Marco? –le aveva detto Aldo che sentiva che la situazione gli era sfuggita dalle mani -ma io come farò a dirlo a Lisa? Non merita di soffrire, come mi potrò mai giustificare?

–Troverai il modo e le parole giuste. Che buffo! A pensare che fra meno di tre mesi mi sarei dovuta sposare…

–Tu, perché io no?

 

Uscita l’anziana cliente, appena furono soli, Lisa gli raccontò il vero motivo della sua visita. Marco l’ascoltava, allo stesso tempo l’osservava con molta attenzione, l’accarezzava con gli occhi, la scrutava e sentiva dentro un fremito strano. Era il fremito inspiegabile di quella calamita che si chiama passione.

–Chiara non ha colpe. La colpa è solo mia. Dopo tre anni per me era diventata quasi un’abitudine, era una storia quasi finita.

A pensare che fra meno di tre mesi avrei dovuto sposarmi…

Nel congedarsi la ragazza si girò e con il gomito fece cadere a terra un lume che andò in frantumi.

–Sono mortificata, perdonami sono ancora stordita. Ti pagherò il lume. Ti chiedo scusa.

“Zingarella” sei un vero disastro. Ti capisco. Non mi devi pagare nulla. Sei nella mia stessa barca.

–Certo tu ed io fra meno di tre mesi avremmo dovuto sposarci.

A quelle parole Marco fu colto da un improvviso raptus:

–Hai detto tu ed io? E chi l’ha detto che non lo faremo?

Le gettò le braccia al collo, l’avvicinò a sé, la strinse forte fra le sue braccia fino a coprirla, le sfiorò le labbra e le disse mormorando: Lisa mi vuoi sposare?

–Sì, fra meno di tre mesi – rispose lei senza esitare.

 


email: tinolavecchia@gmail.com

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