logomemorialsenzatesto
logopaternesi
logopennagramma

MEMORIAL MARIANO VENTIMIGLIA

XVI EDIZIONE

DUE DESTINI PROFONDAMENTE DIVERSI

2020-12-04 18:35

author

Scritti, Racconti, Racconto, Racconti, Scritti, Due destini profondamente diversi, Gianluca Granieri,

DUE DESTINI PROFONDAMENTE DIVERSI

Racconto di Gianluca Granieri

duedestini-copertina-1607106676.jpg

scoppiava a ridere. Poi, assumendo un piglio severo,
disse:
«Quelli come te offendono il grande Allah».
Il siriano, sorpreso dal repentino cambio d'umore dell'interlocutore, chiese:
«Ma cosa vuoi dire? Non capisco».
Il tunisino, avendo trascorso parecchio tempo in prigione, era tendenzialmente rissoso, arrogante.
Senza nascondere un certa irritazione e con espressione ancor più accigliata, continuò:
«Tu, come tanti, stai sfidando la morte per raggiungere gli infedeli. Sai benissimo che non sarai mai un
ospite gradito. Ti sfamerai con gli avanzi di peccaminosi banchetti. Sarai servo di quei senza-Dio. Che
infamia!» - esclamò, infine, alzando il tono della voce. Dopo una breve pausa di silenzio, disse:
«Io andrò per glorificare Allah».
Bashar era terrorizzato all'idea di essere sacrificato. In quel frangente, il tunisino, pur di ingraziarsi i
traghettatori, lo avrebbe potuto accusare apertamente. Si prospettava una notte snervante.
Mohamed continuava a fare domande.
«Cosa facevi in Siria?».
Bashar rispose:
«Prima della guerra, lavoravo felicemente nei campi. Poi, come tanti, mi sottraevo alle ire della morte».
Bashar cercava in tutti i modi di dissimulare l'ansia, la paura ma non era così semplice. Per un po' alzò lo
sguardo al cielo e cercò la luna che debolmente illuminava la spiaggia. Nei suoi pensieri Asma, la sua
donna, rimasta ad Aleppo. S'intristì all'idea che forse non l'avrebbe mai più rivista. La tristezza come
una spada affilata squarciò la sua anima.
Con sguardo timido e remissivo, si rivolse al tunisino e parlò di Asma. Gli disse che era la donna più
bella e dolce del mondo. Gliela descrisse dettagliatamente, soffermandosi sulla pelle morbida dal
profumo irresistibile. Accanto a quella creatura, a dispetto dei raid aerei, chiunque sarebbe stato felice di
essere al mondo. Gli disse che il padre di lei era contrario a quell'unione, perché pur rendendosi conto
che quello era un amore vigoroso, lasciava intendere che solo un uomo deciso a restare in Siria avrebbe
avuto la sua approvazione al matrimonio. Il ragazzo non era riuscito a fargli comprendere che quel
viaggio della fortuna avrebbe potuto significare una futura vita migliore per sua figlia e per i suoi nipoti.
Niente da fare, per Azim un vero siriano è colui che lotta con onore e spirito di abnegazione per la sua
patria. Era un uomo d'altri tempi, orgoglioso e ostinato».
Mohamed ascoltò il racconto con attenzione e fu pervaso da una dolce, intensa emozione. Durò poco la
distensione perché il ricordo degli slogan inneggianti alla jihad islamica sentiti durante le riunioni con altri
maghrebini radicalizzati nei covi segreti e nelle carceri di Tunisi lo riportarono alla realtà. Rivolse uno
sguardo perfido al suo interlocutore e, con un tono di voce altero, disse:
«Quell'uomo dignitoso, che spero non sia mai tuo suocero, voleva farti capire che tu sei un traditore, un
maledetto pusillanime che va in Europa per lavorare. Ti disprezzo».
Quelle parole orrende toccarono il siriano e gli provocarono il pianto. Lacrime e singhiozzi lambirono
ancora una volta la coscienza del tunisino che, per nascondere le sue emozioni, si girò e punto gli occhi
verso il deserto debolmente illuminato dalle stelle. Con i palmi delle mani si strinse le tempie come se
volesse fare uscire le idee estremiste che lo ossessionavano. Non ottenne il risultato sperato e, colmo di
risentimento, disse:
«Colui che regna sui popoli mi ha chiamato, affidandomi un compito. Quando avrò compiuto il mio
dovere sarò ricco e beato per sempre. Io non voglio una vita meschina. Non voglio lavorare. Mi
sacrificherò per poi godere della felicità senza confini. Tu non hai neppure la minima idea della grande
ricompensa che spetta a un martire. I tuoi umani limiti sono fonte di angoscia e frustrazione».
La paura di Bashar aumentava. D'un tratto, facendo ricorso a tutte le sue forze, decise di mettere fine a
quella terrificante conversazione. Con gli occhi bassi e le mani giunte, disse:
«Amico, devo andare in bagno, non resisto. Poi andrò a letto. Dio ti benedica. A domani».
La reazione del siriano non stupì il tunisino, gli avevano detto che certi discorsi fanno paura ai
vigliacchi. Lo licenziò, dicendo:
«Va bene vai. Domani sicuramente saremo entrambi a bordo del primo gommone che verrà spinto al
largo del Mediterraneo. Tra pochi giorni sbarcheremo in Sicilia. Mi raccomando, non far parola con
nessun di quanto hai sentito. Non mi costringere a toglierti la vita. Non ho saputo controllare la mia
lingua. I maestri mi hanno messo a conoscenza del fatto che non tutti in questo mondo hanno la
schiena dritta. Vai, vattene. Cerca di lavorare lontano da dove io andrò».
Bashar non se lo fece ripetere due volte, scappò via, tremante di paura, e andò al bagno dove vomitò e
pianse ancora. Dopo un po' raggiunse il suo gruppo e si mise a letto. Non chiuse occhio per timore che
quell'uomo, dopo avergli rivelato quelle cose terribili, avesse avuto l'intenzione di metterlo a tacere per
sempre. Fu una notte infinitamente lunga. Non riusciva a comprendere le ragioni di tanto astio nei
confronti del prossimo. Ancor meno concepiva l’idea di ricambiare l'accoglienza con lo spargimento di
sangue innocente. Non era giusto. Come avrebbe potuto mantenere un segreto così scottante? In Libia,
se solo avesse osato dire una parola, lo avrebbero accoppato immediatamente. In Italia, forse, avrebbe
potuto raccontare. Ma ci avrebbe pensato su molto, prima di farlo.
11 dicembre 2014 - Zuara (Libia)
Le prime luci dell'alba del giorno seguente furono annunciate con una serie di colpi di mitra sparati al
cielo. Ebbe inizio la selezione. Per la verità erano già tutti accampati secondo un certo ordine di
priorità. I due, come aveva previsto Mohamed, furono imbarcati a bordo del primo gommone. Il mare
era molto agitato. Percorse poche miglia di distanza dalla costa libica, uno dei migranti lanciò un segnale
di soccorso che fu colto da una nave della marina militare italiana impegnata nell'operazione di
soccorso Triton. Col dispiegamento di navi militari in missione umanitaria, l'unione europea mirava a
scongiurare, o quanto meno contenere, la perdita di vite umane durante le traversate.
Poche ore dopo, il gommone in balia del mare vorticoso fu intercettato e - non senza difficoltà - quasi
tutti gli occupanti furono tratti in salvo. Purtroppo, un uomo era morto per arresto cardiocircolatorio,
forse vinto dalla paura.
La nave militare puntò a Nord, verso la Sicilia. A bordo, i migranti si sentirono al sicuro. I marinai
italiani erano tutt'altra cosa rispetto ai trafficanti. Al porto di Catania l'accoglienza era stata approntata
in maniera impeccabile, tant'è che nel giro di poche ore, i migranti furono identificati, fotosegnalati,
intervistati e trasferiti ad altre regioni d'Italia.
Mesi dopo
Bashar fu condotto in una struttura piemontese insieme ad altri siriani. Cominciò la trafila per
l'ottenimento dello status di rifugiato. Era tormentato dal segreto che si portava dietro. Avrebbe voluto
parlare con le autorità italiane ma, oltre alla difficoltà di non conoscere bene l’italiano, a trattenerlo era il
timore di probabili ritorsioni. Decise di pensare al futuro. Lasciò la struttura di prima accoglienza e
andò alla ricerca di un'occupazione. Avrebbe dovuto mettercela tutta. La sua donna aspettava ed
entrambi desideravano, fervidamente, sposarsi e avere dei figli.
Mohamed fu trasferito in Friuli Venezia Giulia. Non appena ebbe l'occasione, si allontanò dalla struttura
presso cui era ospite, col fermo proposito di varcare il confine con la Francia e unirsi al gruppo jihadista
che lo aveva reclutato attraverso internet. In certi momenti, si scoraggiava e per ritemprarsi recitava
alcuni versi del Corano. Sapeva bene che i militanti del gruppo di stanza in Francia stavano preparando
qualcosa di eclatante, ma non conosceva bene i dettagli. Passò tantissime notti all'addiaccio, ma riuscì a
raggiungere il confine. Al primo tentativo di oltrepassarlo, fu intercettato dalla polizia di frontiera in
servizio di pattugliamento e sottoposto a fermo per controllo. Presso gli uffici della questura fu
identificato e riconosciuto quale autore di un incendio doloso ai danni di una struttura di accoglienza e
di altri reati. Su di lui pendeva anche un ordine di custodia cautelare, per cui fu condotto in carcere.
Dopo alcuni mesi, gli fu notificato un decreto di espulsione e fu liberato. Si mise a girovagare per
l’Italia. Finì in prigione altre volte.
Un giorno, finalmente, il tunisino riuscì a riallacciare i contatti con l'organizzazione terroristica francese
della prima ora e col loro sostegno valicò il confine Italia/Francia. Un furgone che all'apparenza
trasportava prodotti caseari lo attendeva nel posto convenuto. Il capo di quel gruppetto di radicali
islamici lo invitò a entrare in una sorta di bara ricavata nella parte centrale del cassone furgonato. Il
viaggio fu lunghissimo, per poco Mohamed non ci lasciava le penne tanto era provato. Finalmente
arrivarono in un sobborgo di Parigi, dove i terroristi avevano un covo ben protetto.
Bashar, grazie all'intercessione di parenti e associazioni umanitarie, si era trasferito in provincia di
Reggio Calabria. Un paio di giorni dopo, era già al lavoro nei campi. Quel disumano caporalato, per lui,
era la realizzazione di un sogno. Con i pochi quattrini guadagnati sopravviveva e riusciva a mettere
qualcosa da parte per il matrimonio. Come lui tanti altri lavoravano duro e speravano di trovare, in
seguito, qualcosa di meglio.
Mohamed insediatosi in Francia aveva cambiato condotta. Per il vicinato era un bravo immigrato, tutto
casa e lavoro. Guai a destare sospetti. Di tanto in tanto, gli agenti dell'ufficio immigrazione facevano
qualche controllo straordinario, ma se ne ritornavano in ufficio senza aver cavato un ragno dal buco.
Nel frattempo il tunisino perfezionava il suo piano.
Dicembre 2016 - Natale
Bashar era all'aeroporto "L. da Vinci" di Roma Fiumicino. Era ben vestito, con la barbetta ben curata,
un sorriso contagioso stampato in faccia. Salutava chiunque incrociasse il suo sguardo. La gente,
frettolosa e piena di pensieri, si meravigliava di cotanta letizia. D’altro canto, chi poteva sapere che da lì
a poco il giovane siriano avrebbe sposato la bellissima Asma. Sarebbero andati a vivere a Cosenza dove,
qualche mese prima, aveva messo su un negozio di ferramenta. Anche i loro futuri figli avrebbero avuto
un avvenire in Italia, o in Europa. Al solo pensiero di tutto ciò, era raggiante.
Mohamed si stava lavando insaponandosi con cura. I vestiti per l'occasione erano già pronti: puliti e
inamidati. Si vestì e recitò alcuni versi del Corano. Scese in strada con addosso un pesante cappotto, salì
a bordo della sua automobile, parcheggiò qualche isolato più avanti. Mise in moto un camion per il
trasporto di prodotti surgelati. Nessun dubbio. Nessun ripensamento. Determinato e sprezzante del
pericolo, si diresse verso l'obiettivo. Non poté fare a meno di pensare a sua madre, a suo padre e ai suoi
fratelli. Per un attimo s'innervosì e cominciò a sudare. Gli affetti sono pericolosi, si disse. Moriva di
caldo ma non poteva togliersi il cappotto perché occultava la fondina con una pistola carica e due
caricatori di scorta. Dall'auricolare che aveva nell'orecchio destro ascoltava una voce gracchiante:
«L'Occidente è terra di infedeli, luogo di perdizione, vizio e corruzione ... ».
Dalla stessa voce che aveva effuso avversione e malignità contro gli europei, poco dopo, udiva elogi:
«L'Islam è terra di preghiera, luogo di ordine, disciplina e onestà ... ».
La registrazione si concludeva con il grido Allah akbar ripetuto, a perdifiato, per tre volte. Poi tutto
cominciava daccapo.
A Lampedusa, Asma, più bella e profumata che mai, aspettava impaziente che Bashar arrivasse. Ormai
anche lei era a un passo dal riconoscimento dello status di rifugiata e avrebbe potuto ricongiungersi con
l’amato. Questi uscì dagli arrivi nazionali, Asma lo vide e, illuminata da un sorriso smagliante, gli corse
incontro. Fu un abbraccio incommensurabilmente bello.
21 dicembre 2016, ore 19:40 - Parigi
Il camion, con Mohamed al volante, puntò in direzione dell'ingresso di un affollato centro commerciale.
In retromarcia travolse auto, carrelli, cassonetti dei rifiuti e spaccò una vetrata. Il terrorista scese dal
mezzo e fuggì in mezzo alla folla. A debita distanza, premette il tasto di un telecomando innescando
una bomba potentissima. Una deflagrazione impressionante squarciò un muro in cemento e mandò in
frantumi una serie di vetrine. Fu un'ecatombe. L'attentatore non ebbe nessuna pietà per quella gente
assolutamente estranea ai bombardamenti. Si consolò pensando che anche i civili siriani sono estranei
alle logiche di potere che alimentano le ostilità e le violenze sul loro suolo.
Bashar e Mohamed, due migranti partiti dallo stesso porto nordafricano con propositi diametralmente
opposti. Il primo votato alla legalità e all'integrazione corona un sogno meraviglioso. Il secondo sedotto
da idee estremiste, malgrado qualche cedimento, punta imperterrito alla vendetta. Avvinto
dall’inquietudine, ancor più incattivito dalla permanenza nelle carceri, Mohamed è sempre più succube di
slogan che ineluttabilmente oscurano la sua coscienza.
23 dicembre 2016 - Sesto San Giovanni (Milano)
Il giovane tunisino, dopo l’efferato attacco al centro commerciale parigino, decide di lasciare l'Europa e
tornare in Tunisia. Tutte le polizie europee gli danno la caccia. L'impresa del ritorno al paese
nordafricano non è certo semplice. Le pattuglie hanno in macchina le sue foto segnaletiche, l'allerta è
massima.
Mohamed, utilizzando treni e autobus, guadagna il confine settentrionale dell'Italia. In qualche maniera
riesce a valicarlo e, tra mille vicissitudini, in piena notte, si ritrova in Lombardia, nei pressi di Milano.
Due poliziotti del Commissariato di Sesto San Giovanni, dopo aver bevuto il caffè d'inizio turno, si
passavano la foto con l'effige del terrorista islamico che aveva sconvolto la capitale transalpina. Certo
non pensavano minimamente che le loro sorti, ben presto, si sarebbero incrociate con quella del
tunisino. I due agenti, come tanti altri colleghi, non abbassavano mai la guardia. La notte del 23
dicembre 2016, la volante marciava a 20 chilometri orari, i due osservavano a destra e a sinistra,
soffermandosi alla vista di un'ombra, di un movimento o udendo il latrato di un cane, il cigolio di un
portone.
Ore 03:08
«Guarda quell'uomo. Fermiamolo» - ordinò il capo pattuglia. Dopo aver chiesto al suo compagno di
stare in campana, scese dalla volante guardingo, per effettuare il controllo ordinario. Si avvicinò al
sospetto e, mantenendo la distanza di sicurezza, disse:
«Buonasera. Con le mani bene in vista, molto lentamente, esibisca i suoi documenti».
Mohamed era molto nervoso e irritato e, tra sé e sé, pensò:
«Sono in gabbia».
Al poliziotto disse di non avere documenti al seguito. I due agenti, insospettiti, lo esortarono a svuotare
le tasche e lo zaino che aveva in spalla. Il tunisino cominciò a tremare più per rabbia che per paura.
Aprì lo zaino, tirò fuori una bottiglia di shampoo e la lanciò a terra.
I poliziotti compresero che quell'uomo poteva essere pericoloso e alzarono al massimo la soglia di
attenzione.
Dallo zaino il sospetto tirò fuori una pistola calibro 22 col colpo in canna e sparò al capo equipaggio
della volante di fronte a lui. Il secondo agente, che aveva già impugnato l’arma d’ordinanza,
rapidamente estrasse e sparò con successo. Il maghrebino si accasciò al suolo, esanime.
Qualche ora dopo tutti i media diffondevano la notizia che la polizia di stato italiana aveva
definitivamente interrotto la fuga del killer di Parigi.
Il presidente della repubblica francese esprimeva sentimenti di gratitudine.
Il ministro dell'interno italiano, con orgoglio e vibrante soddisfazione, celebrava l'eroica impresa dei
suoi uomini.
Una parte dell'umanità tace e nel suo silenzio auspica che la pace e l'amore prendano presto il
sopravvento.


email: gianluca.granieri@gmail.com

Create Website with flazio.com | Free and Easy Website Builder